Parliamo di demenza e Alzheimer senza ansie o pregiudizi con gli approfondimenti della neuropsicologa Rosanna Palmeri.
In questo articolo, parleremo del perché non è corretto parlare di demenza senile e delle conseguenze di un uso errato delle parole in questo ambito.
La demenza senile non esiste
In un’epoca sempre più attenta e sensibile all’utilizzo delle parole corrette e inclusive e alla buona informazione, diventa centrale adottare e promuovere un impiego appropriato del linguaggio anche quando si parla di disturbo neurocognitivo.
Le parole che scegliamo di utilizzare hanno un impatto considerevole non solo sulle persone che convivono con la demenza, ma anche su come la gente si approccia a questa condizione, ancora oggi fonte di stigma ed esclusione. È proprio per questo che occorre evitare l’utilizzo di termini inappropriati o desueti, uno tra tutti: demenza senile.
Nonostante sia una definizione ancora in voga sui social media e, tristemente, anche in alcuni studi medici non proprio aggiornati, “demenza senile” è un concetto che veniva utilizzato quando ancora si riteneva che la perdita delle funzioni cognitive fosse parte del normale processo di invecchiamento e non il risultato di specifiche patologie a carico del cervello, pertanto è ormai da ritenersi obsoleto e inappropriato.
Parlare di demenza senile al giorno d’oggi, infatti, rischia di provocare:
Una generalizzazione eccessiva:
Proprio perché la demenza non è parte del normale invecchiamento, ma è causata da patologie specifiche, essa non è prerogativa esclusiva delle persone anziane (pur essendo maggiormente probabile con l’aumento dell’età).
Approssimativamente il 7% di tutte le persone che convivono con una demenza, ha meno di 65 anni. In questi casi si parla di demenza ad esordio giovanile e non di demenza “pre-senile”, proprio per evitare di avallare la falsa credenza che sia una malattia dell’anzianità.
D’altra parte, occorre ribadire che non tutti gli anziani sviluppano una demenza. Sebbene l’invecchiamento fisiologico possa comportare alcune alterazioni cognitive, queste non sempre sono tali da compromettere le autonomie decisionali della persona.
Esiste, inoltre, una piccola parte di popolazione anziana che mantiene, anche in età avanzata, un funzionamento cognitivo paragonabile a quello di un cinquantenne: i cosiddetti superagers! Pare che queste persone siano “immuni” allo scorrere del tempo, vale a dire che il loro cervello non va morfologicamente incontro a nessun processo degenerativo. Non è ancora chiaro quali siano le ragioni ma verosimilmente si tratta di una fortunata combinazione di geni e ambiente. La loro esistenza però ci conferma che il declino cognitivo non è un destino ineluttabile!
Stigmatizzazione e disinformazione:
Il termine senile assume qui un’accezione negativa che contribuisce all’ageismo nei confronti delle persone anziane, ossia una forma di pregiudizio e discriminazione basati sull’età.
Ciò porta a vedere le persone anziane come meno capaci, meno attraenti e meno produttive, una visione con ricadute sociali e relazionali molto significative.
Spesso è anche la persona anziana stessa a interiorizzare questo pregiudizio percependosi fragile, inutile e inadeguata e ritirandosi così dalla vita sociale, con l’unico risultato di contribuire attivamente al proprio declino, come nelle migliori profezie auto-avveranti [1].
In termini informativi e diagnostici, l’uso di demenza senile inoltre non ha nessun valore e non aiuta a comprendere il tipo di disturbo neurocognitivo e quindi i bisogni della persona che si ha di fronte. Tendenzialmente, appare dunque più appropriato prediligere termini specifici come “Malattia di Alzheimer”, “demenza vascolare”, “demenza a corpi di Lewy”, ecc.
Questo non solo è più preciso dal punto di vista medico, ma anche più rispettoso verso le persone che ci convivono.
Perché è importante abbandonare la dicitura “Demenza Senile”
Per concludere, ribadiamo ancora una volta quanto ricorrere a termini specifici e corretti migliori la comprensione, il trattamento e la gestione della demenza, riducendo lo stigma e promuovendo una comunicazione più efficace tra le persone con demenza, le famiglie ed i professionisti sanitari.
Abbandonare il termine “demenza senile” è un passo importante verso una maggiore consapevolezza e un approccio più umano e scientifico alla cura delle persone che convivono con una demenza, proprio perché, come evidenziano le linee guida fornite da Alzheimer Italia, “le parole usate per parlare di demenza possono avere un impatto significativo su come le persone sono viste e trattate nella comunità” [2].
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[1] La profezia che si autoavvera si verifica quando crediamo fermamente che qualcosa di specifico accadrà e così cambiamo a tal punto il nostro comportamento da modificare la realtà fino a confermare l’ipotesi iniziale
[2] Fonte: https://www.alzheimer.it/linee_guida_linguaggio.pdf
Sensibilizzazione e non solo: ecco cosa fa la de Banfield
Cambiare il linguaggio può fare molto per ridurre lo stigma che è ancora legato alla demenza e che può portare a ritardi nella diagnosi o a un senso di solitudine che non aiuta a vivere la malattia nel miglior modo possibile.
Per questo noi della de Banfield ci occupiamo costantemente di sensibilizzare la società su queste tematiche. Queste attività però sono solo una parte del nostro impegno. Vogliamo infatti essere sempre presenti per offrire ascolto e per accorciare le distanze tra il dubbio e l’azione quando ci si trova ad affrontare situazioni di fragilità.
Le attività che organizziamo pertanto includono:
- Sensibilizzazione e ascolto: aiutiamo a comprendere meglio cos’è la demenza, lavorando per abbattere lo stigma e i pregiudizi che spesso ritardano la ricerca di aiuto.
- Valutazioni cognitive: organizziamo periodicamente sessioni di screening individuali per monitorare le funzioni cognitive e capire se i segnali che si notano richiedono un approfondimento medico.
- Orientamento e consigli pratici: forniamo le informazioni necessarie per gestire la quotidianità e affrontare le sfide che una diagnosi comporta con le nostre consulenze singole e di gruppo, ma anche con le attività di formazione dedicata a queste tematiche.
- Gruppi di invecchiamento attivo: organizziamo cicli di incontri finalizzati al potenziamento delle funzioni cognitive per fornire strumenti utili di prevenzione agli anziani con invecchiamento fisiologico.
Se vuoi entrare in contatto con noi perché hai delle domande su questo tema o per richiedere una consulenza puoi chiamare lo 040 362766 o scrivere una e-mail a casaviola@debanfield.it.
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