Schema che illustra gli ambiti dell'inclusione: società, pianificazione, diversità, comunità, business, cura, politiche,...

Universal Design e Design for All

L’associazione de Banfield, grazie al suo staff di professionisti, alla propria storia improntata sul dare aiuto alle persone fragili e ispirandosi ai principi della "progettazione universale" e “per tutti”, è in grado di dare consulenza nella progettazione in tutti gli ambiti nei quali è bene prestare attenzione a una varietà il più ampia possibile di fruitori, mirando all’inclusione di ciascuno.
Quattro vignette che esprimono metaforicamente concetti chiave di Universal Design e Design for All: Eguaglianza, Equità, Liberazione, Inclusione.<br />
Le vignette dimostrano come un aiuto egualmente o diversamente distribuito possa aiutare a superare ostacoli che creano diseguaglianza. Fino a immaginare la totale eliminazione degli ostacoli e la reale inclusione.

Universal Design, Design for All, Inclusive Design

Universal Design, Design for All, Inclusive Design. Termini diversi ma volti a indicare in sostanza lo stesso obiettivo: trattamento equo e inclusione.
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  • La “progettazione universale“, “inclusiva” o “per tutti” prende in considerazione la diversità umana anche nei suoi estremi, nella convinzione che progettare pensando anche ai soggetti più fragili e “fuori standard” offra vantaggi per tutti gli utenti.
  • Progettare (l’ambiente costruito, gli oggetti di uso quotidiano, i servizi, la cultura, l’informazione,…) prendendo in considerazione, il più possibile, ciascun essere umano nella sua complessità significa tendere all’equità e all’inclusione.
  • Progettare tenendo conto della diversità, attuale e in evoluzione, consente di dare la possibilità a più persone di partecipare alla società e di raggiungere i propri obiettivi nella vita.

Design for All Europe

L’associazione de Banfield fa parte del network europeo EIDD-Design for All Europe (fondato a Dublino nel 1993 con il nome di European Institute for Design and Disability e attualmente avente sede a Linz in Austria). Network composto da 45 organizzazioni provenienti da 19 paesi europei e quattro paesi extra europei.

La “progettazione per tutti” identifica un’attenzione progettuale (degli spazi costruiti, degli oggetti e dei servizi) rivolta a tutti gli utenti, partendo dal presupposto che non esiste l’essere umano standard e che proprio guardando all’estrema varietà individuale e abbracciando anche disabilità e fragilità umane è possibile costruire un mondo più inclusivo.

Il concetto di Design for All va quindi ben oltre alla semplice attenzione all’accessibilità che spesso comporta uno sguardo solo parziale sul tema della disabilità in contesti pensati per persone ideali (nelle caratteristiche fisiche e mentali) che non hanno riscontro con la realtà quotidiana. L’accessibilità di solito si riferisce alla conformità minima a codici e standard prescrittivi per le persone con disabilità mentre la progettazione universale affronta i problemi di usabilità per le persone di tutti i livelli di abilità.

Cenni storici

Foto dell'architetto Ronald Lawrence Mace (1942-1998) ritratto in carrozzina.

«L’Universal Design è la progettazione di prodotti e ambienti in modo che siano utilizzabili da tutte le persone, nella misura più ampia possibile, senza bisogno di adattamenti o di design speciale». Ronald Mace

La definizione originale e i principi generali sono attribuiti a Ronald Mace (nella foto), un architetto della North Carolina State University, costretto a muoversi in sedia a rotelle a causa della poliomielite che lo aveva colpito da bambino.

«L’Universal Design (UD) è un processo di progettazione che consente di migliorare le prestazioni umane, la salute, il benessere e la partecipazione sociale di una popolazione eterogenea». Steinfeld and Maisel, Center for Inclusive Design and Environmental Access, University at Buffalo, 2012.

Quando l’Universal Design è stato concepito per la prima volta, era destinato alle persone in sedia a rotelle. Ma ben presto ci si è resi conto che l’accessibilità e la comodità per le persone con disabilità motorie erano convenienti anche per le persone non disabili (ad esempio, genitori con carrozzine, ciclisti, persone con carrelli per le consegne,…).

L’obiettivo è creare inclusività in tutti gli ambiti. Si applica a: edifici, beni, servizi, spazi urbani, parchi, sport, turismo, gallerie, musei, comunicazione, siti web, applicazioni per smartphone, trasporti, informazione, politiche, servizi sanitari, educazione, pubblicazioni,…

«Design for All è la progettazione per la diversità umana, l’inclusione sociale e l’uguaglianza. Questo approccio olistico* e innovativo costituisce una sfida creativa ed etica per tutti i progettisti, designer, imprenditori, amministratori e dirigenti politici. Il Design for All mira a consentire a tutte le persone di avere pari opportunità di partecipazione in ogni aspetto della società. Per raggiungere questo obiettivo, l’ambiente costruito, gli oggetti di uso quotidiano, i servizi, la cultura e l’informazione – in breve, tutto ciò che è stato progettato e realizzato dalle persone per essere utilizzato dalle persone – devono essere accessibili, facili da utilizzare per tutti i membri della società e rispondenti alla diversità umana in evoluzione. La pratica del Design for All fa un uso consapevole dell’analisi dei bisogni e delle aspirazioni umane e richiede il coinvolgimento degli utenti finali in ogni fase del processo di progettazione». Dalla Dichiarazione di Stoccolma dell’l’Istituto Europeo per il Design e la Disabilità (EIDD) del 2004

I 7 principi dell’Universal Design

Schema con il termine inclusione al centro e altre parole chiave attorno: scuola, diritti, opportunità, diversità, aiuto, comunità, politica,...
I sette principi

I sette principi dell’Universal Design, nella loro versione più citata, sono stati pubblicati nel 1997.

1. Uso equo.
2. Flessibilità d’uso.
3. Uso semplice e intuitivo.
4. Percettibilità delle informazioni.
5. Tolleranza agli errori.
6. Contenimento dello sforzo fisico.
7. Spazi e misure adeguati per l’approccio e l’uso.

1. Uso equo

La progettazione deve portare ad ambienti, beni e servizi utilizzabili da persone con diverse abilità.

Linee guida
1a. Prevedere gli stessi mezzi di utilizzo per tutti gli utenti; identici ove possibile, equivalenti dove non lo è.
1b. Evitare l’isolamento o la stigmatizzazione dei diversi utenti.
1c. Le condizioni di privacy, sicurezza e incolumità dovrebbero essere equivalenti per tutti gli utilizzatori.
1d. Rendere il design attraente per tutti gli utilizzatori.

2. Flessibilità d'uso

Adeguatezza a un’ampia gamma di preferenze e di abilità individuali.

Linee guida
2a. Permettere la scelta del modo d’uso preferito.
2b. Consentire una maneggiabilità sia destra sia sinistra.
2c. Facilitare l’accuratezza e la precisione dell’utente.
2d. Prevedere adattabilità alle esigenze (tempi e abilità) dell’utilizzatore.

3. Uso semplice e intuitivo

Utilizzo di facile comprensione, indipendentemente dall’esperienza, dalle conoscenze, dalle competenze linguistiche o dal livello di concentrazione.

Linee guida
3a. Eliminare complessità non necessarie.
3b. Essere coerenti con le aspettative e l’intuizione dell’utente.
3c. Prevedere un’ampia gamma di alfabetizzazione e competenze linguistiche.
3d. Organizzare le informazioni in base alla loro importanza.
3e. Fornire suggerimenti e feedback efficaci durante e dopo il completamento dell’attività.

4. Percettibilità delle informazioni

Comunicazione efficace delle informazioni necessarie all’utente, indipendentemente dalle condizioni ambientali o dalle capacità sensoriali.

Linee guida
4a. Utilizzare diverse modalità (visiva, verbale, tattile) per presentare in modo ridondante le informazioni.
4b. Mettere adeguatamente in risalto le informazioni rispetto all’ambiente circonstante.
4c. Massimizzare la leggibilità delle informazioni essenziali.
4d. Differenziare gli elementi in modo che possano essere descritti (ad es. rendere più facile dare istruzioni).
4e. Garantire compatibilità con varietà di tecniche/dispositivi utilizzati da persone con limitazioni sensoriali.

5. Tolleranza agli errori

Riduzione al minimo dei rischi e delle conseguenze negative di azioni accidentali o involontarie.

Linee guida
5a. Disporre gli elementi per ridurre al minimo pericoli ed errori: gli elementi più utilizzati dovrebbero essere più accessibili; gli elementi pericolosi eliminati, isolati o schermati.
5b. Prevedere sistemi di allerta per pericoli o errori.
5c. Prevedere sistemi di sicurezza fail-safe (a prova di errore).
5d. Disincentivare azioni involontarie in compiti che richiedono vigilanza.

6. Contenimento dello sforzo fisico

Utilizzo efficiente e confortevole, con affaticamento minimo.

Linee guida
6a. Permettere all’utilizzatore di mantenere una posizione del corpo neutrale.
6b. Uso ragionevole della forza per l’azionamento.
6c. Ridurre al minimo le azioni ripetitive.
6d. Minimizzare lo sforzo fisico prolungato.

7. Spazi e misure adeguati

Previsione di dimensioni e spazi adeguati per l’avvicinamento, l’accesso, la manipolazione e l’uso, indipendentemente dalla corporatura, dalla postura o dalla mobilità dell’utente.

Linee guida
7a. Garantire una chiara visuale degli elementi importanti per qualsiasi utente, seduto o in piedi.
7b. Rendere confortevole il raggiungimento di tutti i componenti a ogni utilizzatore seduto o eretto.
7c. Prevedere diverse dimensioni delle mani e delle impugnature.
7d. Consentire spazio adeguato per l’uso di ausili o assistenza personale.

Gli 8 obiettivi dell’Universal Design

Nel 2012 Edward Steinfeld e Jordana L. Maisel, del Center for Inclusive Design and Environmental Access (IDeA Center) della University at Buffalo, hanno pubblicato gli otto obiettivi dell’Universal Design.

1. Adattamento al corpo. Prevedere l’adattamento a un’ampia gamma di corporature e abilità.

2. Comfort. Rispettare, nelle richieste, i limiti corporei e cognitivi individuali.

3. Consapevolezza. Garantire che le informazioni più importanti siano facilmente percepibili.

4. Comprensione. Fare in modo che le informazioni siano intuitive, chiare e non ambigue.

5. Benessere. Contribuire alla promozione della salute, alla prevenzione delle malattie e alla protezione dai pericoli.

6. Integrazione sociale. Trattare tutti i gruppi con dignità e rispetto.

7. Personalizzazione. Prevedere opportunità di scelta e di espressione delle preferenze individuali.

8. Adeguatezza culturale. Rispettare e rafforzare i valori culturali e i contesti sociali e ambientali.

Eventi inclusivi

Foto di tanti volti umani a indicare la diversità

Progettare un evento inclusivo significa progettare un evento accogliente per tutti.

La diversità conseguente, inoltre, amplia la contaminazione con punti di vista ed esperienze diverse. Un evento inclusivo crea una comunità che si forma sulla base di esperienze condivise che possono andare al di là della appartenenza a gruppi identitari originari (ad esempio per genere, etnia, età, religione, cultura,…). La creazione di comunità è fondamentale anche per la promozione e la valorizzazione degli eventi.

Il nostro staff di consulenza e progettazione

Christina Sponza

Christina Sponza

Professionista esterna

Laureata in architettura a Venezia con un master Executive MBA all’Università di Udine. Esperta in eliminazione delle barriere architettoniche e, con questo ruolo, componente per alcuni anni della  Commissione edilizia di vari Comuni. Ideatrice di Tecnosophia, “per la promozione della scienza, della tecnologia e dell’ecologia razionale”. Formatrice sui temi della progettazione universale, membro del Centre for Universal Design Australia. Rappresentante della associazione de Banfield presso l’European Institute for Design and Disability (EIDD) – Design for All Europe e il gruppo di lavoro ICOM (International Council of Museums) Italia sull’accessibilità.

Federica Lokar

Federica Lokar

Diplomata all’Its Academy per le Nuove Tecnologie della Vita A. Volta di Trieste. Tecnico one health care (Tohc), tecnico superiore per la gestione delle tecnologie a supporto della continuità assistenziale e della medicina d’iniziativa attraverso la gestione di dati e l’ottimizzazione dei processi clinici.
Supporto a un’utenza in condizioni di fragilità fisica, cognitiva e sociale; conoscenza delle tecnologie per il monitoraggio da remoto del paziente; realizzazione di soluzioni semplici (abbattimento delle barriere architettoniche) o innovative (IoT, AAL, domotica) per garantire l’autonomia e promuovere l’abitare possibile.

Barbara Fabro

Barbara Fabro

Laureata in scienze dell’educazione e in servizio sociale. Ha lavorato per 15 anni in una struttura per anziani ricoprendo diversi ruoli e mansioni sia operative sia dirigenziali. È conduttrice di Gruppi ABC® per insegnare a comunicare in modo nuovo ed efficace con le persone con demenza proponendo l’Approccio Capacitante® del prof. Vigorelli. E’ inoltre consulente di sostegno e orientamento agli operatori e ai familiari che si prendono cura di anziani fragili.

Daniela Tomasi

Daniela Tomasi

Consulente sociale e responsabile del servizio di prestito ausili, unisce le competenze che derivano da una pratica decennale nelle segreterie di aziende private alla sensibilità propria della qualifica di Operatore Socio Sanitario. Nel suo percorso professionale ha sempre seguito la strada che la porta a essere parte attiva della relazione d’aiuto, con l’obiettivo di favorire l’inclusività sociale, la fruizione di servizi, l’uguaglianza della singola persona che si trovi in condizioni di fragilità.

Cristina D’Agnolo

Cristina D’Agnolo

Laureata in servizio sociale nella facoltà di scienze della formazione. In 27 anni di attività ha svolto funzioni di coordinamento, organizzazione e gestione dell’equipe domiciliare, in supporto alle famiglie di anziani fragili, lavorando in maniera integrata con gli operatori socio-sanitari all’interno dell’associazione de Banfield ma anche in rete con i servizi territoriali, esperienze che le hanno permesso di acquisire competenze anche in campo sanitario. Attualmente svolge in particolare attività di consulenza socio sanitaria, attraverso una presa in carico che si esplica nell’accompagnamento dell’anziano e della sua famiglia nei percorsi assistenziali e nel sostegno nelle diverse fasi del processo di cura.

Roberta Varesano

Roberta Varesano

Professionista esterna

Infermiera, con un master in management per il coordinamento delle professioni socio-sanitarie. Ha operato per svariati anni in diversi reparti dell’Azienda Ospedaliera di Trieste e nell’Unità Cure Primarie e Unità Anziani dell’Azienda Sanitaria. Fondatrice, presidente e amministratrice della Cooperativa Sociale Belive 365. Svolge anche la libera professione, a stretto contatto con le persone anziane e le loro famiglie.

CasaViola

Antonella Deponte

Antonella Deponte

Professionista esterna

Laureata in filosofia e in psicologia all’Università di Trieste. Dottore di ricerca in psicologia sperimentale. Esperta in psico-gerontologia, coordinatrice di CasaViola, lavora al sostegno dei caregiver di persone con demenza e allo sviluppo delle Dementia Friendly Communities. Insegna psicologia della persona e psicologia delle relazioni all’Istituto Universitario Sophia (Incisa V.no, FI)

CasaViola

Rosanna Palmeri

Rosanna Palmeri

Professionista esterna

Laureata in psicologia all’Università di Palermo, specializzanda in psicoterapia cognitivo comportamentale (APC Verona). Esperta in psicodiagnostica dell’adulto, si è occupata di ricerca, valutazione e riabilitazione post cerebrolesioni acquisite e malattie neurodegenerative. Collabora con CasaViola offrendo supporto psicologico e formazione ai familiari di persone con demenza e proponendo incontri di stimolazione cognitiva.

CasaViola

Clara Miani

Clara Miani

Professionista esterna

Laureata in psicologia all’Università di Trieste, si è occupata di psicologia ambientale, dello sviluppo e sociale. Come psicologa opera nel campo della progettazione sociale in contesti socio-sanitari, educativi e sportivi. Collabora con Associazione de Banfield come consulente tecnico per lo sviluppo delle Dementia Friendly Community e dei progetti a carattere intergenerazionale.